Musica Teatro

Rigoletto contro il terzo millennio (e il suo pubblico)

Fino ad un paio di anni fa ero una di quelle persone che mal tolleravano l’opera. Pur rispettandone il valore storico e culturale, non mi sarei mai aspettata di riuscire, un giorno, a sedermi a teatro e riuscire ad ascoltare (perfino gradire) un’intera messa in scena. Imparando a conoscerne una in particolare, il Rigoletto per l’appunto, ho dovuto ammettere di essere stata un po’ avventata nel mio giudizio. Insomma, un po’ cogliona.

Ho scoperto il Rigoletto durante il lavoro di tesi magistrale ed il personaggio, l’intreccio, l’antagonismo mi hanno affascinato subito. Ho compreso come testo poetico e musica si combinassero divinamente, al di là dei “ma io di quello che cantano i lirici non capisco una fava”. Molte di queste storie, anche se non tutte, definiscono il termine “melodrammatico”. Sono tragiche, la gente soffre, tanto, e le peggiori sfighe si infilano una dopo l’altra come palline di un abaco. Questo è ciò che accade al povero Rigoletto, buffone di corte che assiste impotente alla degradazione della figlia da parte del padrone, lo spietato ma affascinante Duca di Mantova. Che, udite udite, è stato interpretato anche da Pavarotti. Pavarotti tombeur des femmes. Lo spiraglio comico nella tragedia umana.

Scena Rigoletto 1

La residenza del Duca – Foto di Rocco Casaluci

Ma veniamo al dunque: dall’8 al 18 novembre, al Teatro Comunale di Bologna, è andata in scena questa meravigliosa opera, per la regia di Alessio Pizzech e la direzione di Renato Palumbo. Visti gli interessanti sconti under 30, abbiamo deciso di approfittarne e andare a curiosare. L’atmosfera in platea era molto incoraggiante, chiaramente altri ragazzi avevano usufruito della stessa convenzione e molti altri di quella universitaria (10 euro per gli studenti, chapeau al Comunale). Ho sempre pensato che il teatro andasse vissuto senza preoccupazioni, la più grande delle quali è non poterselo permettere.

I tre atti sono stati divisi in due parti, con un unico intervallo intermedio. Due ore e mezza che, per quanto mi ha riguardato, sono volate. L’allestimento ingigantisce gli affreschi di Palazzo Tè, intelligente sottolineatura dell’ambientazione mantovana. I cortigiani, compreso il Duca, non vestono i costumi cinquecenteschi ma sono più recenti, come più recente è la gestualità che non sembra, in ogni caso, distaccata dalle parole di Francesco Maria Piave o dalla musica di Verdi: gli uomini in giacca e camicia, le ragazze (e i ragazzi) della festa in tenuta da ballerine che si attorcigliano e si avvinghiano tra di loro.

Scena Rigoletto 2

Gina nella sua stanza – Foto di Rocco Casaluci

La corte è una sorta di bordello, che toglie ogni filtro al pudore del costume ottocentesco. E perché no? Rigoletto appare in scena con le vesti del giullare, le calze a rete e i tacchi, come se per la gioia e il giubilo del Duca diventasse parte del bordello, quasi la maîtresse mi verrebbe da dire. E perché no? La domestica di Rigoletto viene palesemente corrotta con le fruscianti banconote del Duca e concede al predatore l’ingresso alle stanze di Gilda, la figlia innocente, qui rappresentata come una bambola, in una casa di bambole circondata da bambole. La metafora arriva, diretta e tagliente. E continuo a chiedermi, perché no? Il sesso non è ostentato, ma comunque presentato come uno degli ingranaggi principali della vicenda, perché tale è. E io continuo e ricontinuo: perché no?

Ebbene, “perché no” l’ho letto nei commenti (spesso precedenti all’inizio della programmazione) sulla pagina facebook del teatro:

“Come possa un personaggio inventato da Hugo e glorificato da Verdi, due colonne del romanticismo europeo del XIX sec., pre-figurarsi paradigmi che saranno propri degli anni ’30 del secolo successivo, è problema che non sfiora questo signore (vedi il regista)”

“Ma non sarebbe ora di smetterla con questi allestimenti non filologici che ormai non sono neanche più trasgressivi?”

“Bella roba! Neanche se foste voi a pagare me per vedere questo scempio!”

Commenti Rigoletto 1

“«Rigoletto non ha più protuberanze sulla schiena.» E allora perché, nel primo atto, i cortigiani chiedono scherzando se forse Rigoletto ha perduto la gobba? Dove finiscono le prescrizioni del libretto e dove inizia la libertà del regista? […] Perché il regista dovrebbe esser libero di traslare a proprio piacimento ciò che il libretto prescrive?”

Ed infine il mio preferito in assoluto: “Povero Peppino……si starà rivoltando nella tomba…” con tanto di foto del Verdi giacente inerme sul letto.

Commenti Rigoletto 2

Allora qual è il problema? Sono scema io se mi è piaciuto? Non credo. La mia modesta teoria è che siano un po’ rompiballe loro. La cultura, la conoscenza delle nozioni non permette di condannare un lavoro di teatro. Un’interpretazione diversa dall’originale esige rispetto come qualsiasi lavoro di creatività. Può piacere, d’accordo, può non piacere, benissimo. Ma non mi si può protestare perché un verso dice che Rigoletto ha la gobba e in scena non ce l’ha. E non mi si può protestare perché l’allestimento è “non filologico”, perché la sola scelta delle parole mi irrita.

L’avranno almeno visto lo spettacolo questi illuminati? Forse sì, forse no. Quello che so è che probabilmente sono gli stessi che si lamentano perché al giorno d’oggi non c’è più creatività, inventiva, fantasia. Coloro che spesso ammiriamo noi oggi, e che consideriamo “classici”, a loro tempo sono stati rivoluzionari. Lo stesso Rigoletto ha avuto delle magagne con la censura.

E’ anche la rielaborazione che contribuisce al progresso delle arti. Senza di essa l’esame di letteratura teatrale italiana si preparerebbe in cinque minuti. Che diamine.
Penso che Peppino nella tomba ci si rivolti per altre questioni. Come il fatto che all’opera vadano sempre meno persone. Sarà mica perché hanno paura di incontrare voi?

Per informazioni sugli eventi in programma al Teatro Comunale di Bologna: http://www.comunalebologna.it/

Informazioni sull'autore

Silvia Rossetti

Silvia Rossetti

Italianista e multitasker. Scrittrice quando c'è tempo, teatrante per divertimento. Forza Tassorosso.

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