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“Scatti di umanità” dalla Birmania. Intervista ad Alice Bandini

scatti di umanità dalla Birmania

Alice Bandini è una persona di parola. Ci ha emozionato con il racconto del suo viaggio in Nepal e ha saputo conquistare la fiducia di tante persone mentre preparava il suo viaggio in Birmania. E adesso che è tornata in Italia con un bagaglio carico di emozioni, ricordi e fotografie, l’abbiamo incontrata per farci raccontare quello che ha visto e quello che ha fatto.
Ecco la nostra intervista, in attesa della mostra “Scatti di umanità”, visitabile l’11 marzo e il 2 aprile presso l’Ecomuseo delle Erbe Palustri di Villanova di Bagnacavallo.

Birmania, un nuovo viaggio e tante cose da fare

Il viaggio di quest’anno è stato molto impegnativo, faticoso. La realtà della Birmania è molto più povera rispetto a quella del Nepal, a causa forse della dittatura che li ha penalizzati per anni. Con la cifra raccolta ho aiutato tre orfanotrofi. Abbiamo raccolto 5400 euro grazie al crowdfunding, non me l’aspettavo! L’esperienza dell’anno precedente ha fatto sì che anche tanti sconosciuti si siano fidati di me.

Non mi sono mai sentita in pericolo, neanche quando ho prelevato la somma dal bancomat. I birmani sono felici con il minimo indispensabile. Un episodio mi ha particolarmente colpita. In un alimentare ho comprato alcuni snack e sul bancone c’era una scatola con i soldi e chi comprava prendeva il resto da solo. Questa cosa mi ha stupita in positivo, sono molto onesti o forse ingenui.

Tre orfanotrofi e tanti soldi da spendere

Quest’anno ho aiutato più di un orfanotrofio, perché quello ufficiale aveva meno bisogno di quanto mi aspettassi. Per i bambini di quella struttura ho preso vestiti e ciabatte, mentre per i bambini di un secondo orfanotrofio ho potuto fare molto di più.

Questa struttura non aveva neanche le pareti. In Birmania il clima non è freddissimo, ma di notte ci sono 5 o 6 gradi ed era quindi importante cercare di far qualcosa. Insieme alla donna che mi ha accompagnato in questo percorso, Soe Soe, abbiamo fatto un preventivo e acquistato il materiale per costruire le pareti. Si tratta di fogli sottili di legno rivestiti di bambù. A parte questo ho comprato anche tante medicine contro funghi e scabbia che ho fatto fatica a trovare perché ce ne servivano grandi quantità.

Il terzo orfanotrofio non era un orfanotrofio classico: ospitava 1200 bambini, come se fosse un villaggio. Per portar da loro le cose che abbiamo comprato c’è voluto addirittura un furgoncino!

Monaci e bambini

Il rapporto con i bambini è stato molto diverso rispetto al Nepal. L’anno scorso erano solo dodici, conoscevo tutti i loro nomi e le loro storie. Quest’anno non li ho quasi conosciuti, stavo con loro una mezz’oretta alla sera. Bisognava sistemare prima molte cose! 5000 euro da spendere sono tanti e dovevo fare in tempo a spenderli tutti prima di andar via. Praticamente ero sempre in giro a fare acquisti.

L’orfanotrofio più grande, anche questo gestito da monaci buddisti, ospita ragazzini fino a 16-17 anni. A quell’età alcuni trovano lavoro e solo in pochi riescono a terminare gli studi. Un monaco mi ha mostrato orgoglioso la foto di dieci ragazzi che sono riusciti a diplomarsi.

I monaci sono molto rispettati, non possono prendere soldi ma ricevono molti doni. Credono nel karma ed è facile trovare per le strade la statua di un piccolo Buddha circondato da cibarie offerte.

Un’occasione per fare di più

Il primo gennaio sono stata in un villaggio dove non c’era neanche la corrente elettrica e ho portato lì da mangiare e da bere. Era la prima volta che vedevano una persona bianca. Un bambino si è messo piangere. A quanto pare la paura del diverso è proprio innata nell’essere umano! Le donne mi accarezzavano la pelle…

In questo villaggio ho conosciuto una ragazza che ha voluto presentarmi una sua amica…
Ha una storia davvero triste. È vedova, senza lavoro e con tre figli, di cui una disabile. Stavo per piangere quando mi ha raccontato la sua storia. Lei non mi ha chiesto nulla, ma io ho voluto donarle qualcosa, per farli stare bene anche solo per un paio di mesi. La ragazzina disabile è costretta sulla sedia a rotelle, ma in pratica non può usarla per via delle strade. Ho dato loro 600 euro, non ho potuto fare di più perché avevo già fatto tanti preventivi per gli orfanotrofi.

Birmania e Nepal a confronto

Il popolo birmano è meraviglioso. Ho visto una grande differenza con il Nepal. In Nepal sono più collegati con il resto del mondo, provano un po’ di più ad ottenere delle donazioni, stanno un po’ più addosso ai turisti. In Birmania non ci badano ancora. Molti di loro mi hanno dato una mano, ma nessuno ha mai voluto accettare una mancia. “Ti ho aiutato perché ti volevo aiutare”, molte volte mi hanno risposto così, lasciandomi intendere che non volevano ricompense. Credo che questo dipenda dal fatto che loro non hanno ancora termini di paragoni, non conoscono il resto del mondo. Per loro la vita è quella, sono felici così. È come se fossero rimasti al tempo dei nostri nonni.

Scatti di umanità

La mostra sarà visitabile in due occasioni, l’11 marzo e il 2 aprile, all’Ecomuseo delle Erbe Palustri di Villanova di Bagnacavallo. Quest’anno ho fatto 800 foto. È stato davvero difficile sceglierne solo 35 da esporre. Per lo più i soggetti delle foto sono i bambini o gli anziani. Si facevano fotografare volentieri. Molti di loro non si erano mai visti in foto ed erano molto curiosi di vedersi. Ridevano.

Alcune delle foto più belle le ho scattate durante la festa del primo gennaio. Si vede che quel giorno era speciale per loro, mangiavano con le mani, erano molto felici. Un’altra foto a cui sono molto affezionata è quella che ho scattato a una vecchietta di circa 70 anni.

Io non sono una fotografa professionista. Scatto d’istinto. A volte i fotografi ci rimangono male quando mi fanno delle domande tecniche a cui io non so rispondere. La verità è che riesco a cogliere l’attimo.

Il ricavato della mostra lo manderò a Soe Soe, che ha già trovato altri due orfanotrofi bisognosi, o ai ragazzi dell’associazione ChildrenDoMatter di Londra. I tre ragazzi vorrebbero che portassi le foto a Londra per fare una mostra anche lì. Sarebbe bello, chissà.

Informazioni sull'autore

Adriana Giombarresi

Adriana Giombarresi

Lettrice vorace di libri (soprattutto di quelli di Camilleri), amo disegnare, sia con matite e colori, sia con il prezioso aiuto di Illustrator e famiglia.

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