Arte

Heimat: da Berlino la mostra fotografica di Chiara Pavolucci

Chiara Pavolucci - Heimat

Domenica c’è stata l’inaugurazione della nuova mostra “Heimat” di Chiara Pavolucci, fotografa cesenate che ha partecipato al concorso “PR2 Camera Work”, riservato agli under 35 e organizzato da Palazzo Rasponi 2, arrivando terza classificata (seguiranno le mostre degli altri vincitori).

L’evento è stato introdotto dagli organizzazori, che hanno confermato la buona riuscita di questa seconda edizione del concorso, per poi passare la parola all’artista autrice delle foto esposte, che ha spiegato il suo progetto. E per finire, un bel buffet accompagnato da buona musica a cura della dj Giorgia Annibalini.

Chiara Pavolucci - Heimat (2018)

Heimat

Chiara Pavolucci, dopo aver frequentato la triennale di Lettere Moderne presso l’Università di Bologna, scopre l’interesse per la fotografia e si trasferisce a Berlino per frequentare la Neue Schule für Fotografie, un’accademia privata.

Quando è ora di ritornare a casa – a Cesena – si rende conto che i cinque anni passati nella città tedesca non sono pochi: è vero che tornerà a casa, ma si lascerà alle spalle anche quella che, col tempo, è diventata un’altra casa, in Germania.

Da questa riflessione, da questa sensazione di perdita delle radici, Chiara decide di dare il nome al suo progetto: Heimat, che in tedesco vuol dire patria.
La mostra è composta da 30 fotografie in bianco e nero e in formato quadrato, scattate in analogico e stampate in digitale. È presente anche un testo che raccoglie alcune poesie che la fotografa ha scritto durante la permanenza in Germania.
Tra un prosecco e l’altro, l’abbiamo intercettata per una breve intervista.


Raccontaci un po’ di te

Chiara Pavolucci

L’autrice della mostra, Chiara Pavolucci.

«Ho studiato a Bologna, frequentando la triennale in Lettere moderne: essendo di Cesena, quella è stata la mia prima esperienza fuori casa. Ho iniziato a prendere in mano la mia prima reflex in quel periodo (avevo 18-19 anni), ma solo per hobby.
A Bologna ho conosciuto il mio ragazzo (prima eravamo coinquilini); è stato lui a spingermi a credere di più in questa cosa, ad approfondire il mio lato creativo. Dopo la laurea (lui alla specialistica e io alla triennale) abbiamo deciso di andare da qualche parte. Ho guardato diverse scuole di fotografie in Italia e all’estero e mi ha attirato questa scuola di Berlino. Abbiamo studiato tedesco per sei mesi e poi siamo partiti.
Verso la fine del corso ho realizzato il progetto finale, sotto la guida di Eva Bertram, incentrato sul rapporto con la propria madre, esposto a ottobre 2017 in una mostra collettiva nella galleria della scuola.»

Come nasce “Heimat”?

«Queste foto sono state scattate durante gli anni in cui vivevo a Berlino: avevo sempre la macchina fotografica dietro. Il progetto in sé è nato negli ultimi mesi in cui sono stata lì. Quando è uscito il bando, ho fatto una selezione delle foto che avevo già e ne ho scattate delle altre. In quel periodo mi ero anche decisa a scrivere una poesia al giorno, e alla fine ho pensato di metterle insieme in un unico testo, presente all’interno della galleria del PR2.
Il tema mi ha colpito molto; nel momento in cui ho deciso di tornare a casa mi sono resa conto che per me era una sorta di doppio viaggio, perché tornavo a casa dalla mia famiglia ma allo stesso tempo lasciavo la mia casa, assieme al mio ragazzo. Mi piaceva l’idea di dare questa interpretazione, e quindi ho deciso di dare un titolo in tedesco, che però significa patria e quindi si crea un po’ di contrasto.»

Chiara Pavolucci - Heimat (2018)

Perché hai scattato in bianco e nero?

«Tutte queste foto sono delle metafore del mio stato emotivo interiore, quindi l’uso del bianco e nero mi sembrava un buon filtro nei confronti della realtà, per trasformarla in qualcosa di altro. Ovviamente non è l’unico modo per farlo, ma è un modo abbastanza forte. Non è sicuramente reale e te ne accorgi subito.»

Con che macchina e pellicola hai scattato?

«Ho usato una Rolleiflex che prendevo dalla scuola, poi mi sono comprato una Yashica. Alcune foto le ho scattate anche con una Olympus tascabile. Come pellicole ho usato delle Ilford oppure delle Rollei RETRO.
Una volta tornata ho scansionato i negativi e ho stampato le foto in digitale.»


La mostra è visitabile gratuitamente fino al 18 marzo 2018 presso la sala espositiva di Palazzo Rasponi 2 secondo i seguenti orari: il giovedì e il venerdì dalle 15:00 alle 19:00; il sabato e la domenica dalle 10:00 alle 13:00 e dalle 15:00 alle 19:00.
Per ulteriori informazioni visitate il sito internet di Palazzo Rasponi 2. Potete anche seguire Chiara Pavolucci su Facebook.

Chiara Pavolucci - Heimat (2018)

Informazioni sull'autore

Roberto Turturro

Roberto Turturro

Nerd, musicista, fotografo.
Sono un amante del dettaglio e delle piccole cose.
Ogni tanto mi perdo a fantasticare su un mondo immaginario in cui gli artisti emergenti riescono ad avere il successo che meritano.

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