Cinema

Miles Ahead al Soundscreen. Jazz, pallottole e Miles Davis

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Miles Ahead al Soundscreen: domenica la replica.

Martedì sera ho visto Miles Ahead al Soundscreen festival. Perché ve ne parlo? Perché se vi interessa e siete liberi domenica 9 aprile alle 20.00 verrà riproposto. E ora il difficile compito di convincervi a vederlo senza fare spoiler.

Il film in poche parole.

In giro per il web ho trovato un sacco di informazioni errate. Innanzitutto non è un biopic, Miles Ahead è un film ispirato alla vita del grande jazzista Miles Davis, ma con molte intrusioni fantastiche. Un altra bufala che ho riscontrato su un sito piuttosto importante è la presenza di Zoe Saldana nel cast: no, non c’è.miles-davis-miles-ahead-soundscreen
Veniamo alla trama. Nel 1975 Miles Davis si ritira dalle scene e per 6 anni vive come un eremita. Non suona nemmeno di più la tromba, lo strumento che lo ha reso celebre in tutto il mondo. Vive solo, nella sua casa, con tv e radio sempre accese. Spende circa 500 dollari al giorno in cocaina. Un giorno, però, il giornalista Dave Braden, a caccia di un’intervista esclusiva, va a fargli visita. Da qui scatta una sequenza imprevedibili di eventi: con inseguimenti, sparatorie e il furto di una preziosa registrazione.
Poi c’è la colonna sonora. Sicuramente non secondaria all’interno del film. Un approccio molto coinvolgente al jazz o, come direbbe Miles Davis, alla social music.

Miles, il gangster.

Quello che non mi aspettavo di vedere con Miles Ahead era un personaggio che definire “fuori dalle righe” è riduttivo. Una delle parole più utilizzate da Miles Davis è “motherfucker”, che non ha certo bisogno di traduzione. Il musicista-eremita portato sugli schermi da Don Cheadle non è solo un donnaiolo drogato, un artista tormentato, sembra un gangster da pellicole d’azione.
Attenzione però: non è tutta​ invenzione. Le sparatorie e gli inseguimenti sono scelte cinematografiche; il sesso, la droga e il super ego sono tutta farina del Miles Davis originale.

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Raccontare il silenzio.

Il popolare attore Don Cheadle (forse lo avrete già visto in Mission to Mars, Family Man, ma soprattutto in Iron Man 2 e 3) interpreta e dirige un film complicato. Sceglie di raccontare gli anni di auto esilio di Miles Davis, un periodo su cui lo stesso Davis ha taciuto nella sua autobiografia. Ecco forse spiegata la scelta di inserire scene d’azione per riempire gli spazi bianchi qua e là. Miles Ahead diventa un noir, un avventura dal sapore drammatico.
Molto interessante è la tecnica narrativa del film. La parte più d’azione è condensata nell’arco di due giorni in cui Miles (Don Cheadle) e il giornalista Dave Braden (Ewan McGregor) litigano, poi diventano amici e infine compagni d’avventura. Ma ogni tanto intervengono dei flashback che raccontano il passato di Miles Davis: la sua musica, le sue stranezze, e la sua tormentata storia d’amore con Frances Taylor (Emayatzy Corinealdi).

Don e Miles.

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Il Miles Davis originale e quello interpretato da Don Cheadle

Don Cheadle dunque è protagonista e regista del film. Ma è anche sceneggiatore. E pure produttore: ha investito soldi di tasca propria per girare il film, ha anche convinto amici e parenti, e avviato una campagna di crowdfunding. Insomma, mancava solo che si portasse anche il caffè da solo.
Per Don Cheadle interpretare Miles Davis è stata una sfida (una sfida lunga dieci anni), più che un obiettivo. Ha imparato a suonare la tromba, quel tanto che bastava per essere credibile. Nel film lo si vede boxare (un’altra passione di Davis). Cheadle plasma la sua voce e la fa diventare bassa e roca, come quella di Davis. Una grande interpretazione.

Il film merita davvero, spero di avervi convinto. Potrete vedere (o rivedere) Miles Ahead al Soundscreen domenica e per tutti gli altri spettacoli del festival seguite il LINK.

Informazioni sull'autore

Matteo Pezzani

Matteo Pezzani

Scrittore, storico, blogger, giornalista, buffone di corte ecc..

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