Storia

Rivivere la guerra nel rifugio di Sant’Alberto

vita nel rifugio di guerra

Non ero mai stato in un rifugio antiaereo. Fino a non molti anni fa non c’erano stati (consapevolmente) nemmeno i cittadini di Sant’Alberto. I bambini si nascondevano per gioco nel sotterraneo della canonica, poi si è scoperto dai diari di don Zalambani che un tempo bimbi, adulti e anziani vi si nascondevano per paura.

L’iniziativa.vita nel rifugio di guerra

Dal 20 al 25 aprile l’Anpi Sezione “Bruno Beltrami” di Sant’Alberto ripropone lo spettacolo Vita nel rifugio di guerra (già realizzato nel 2015). Il curatore e performer Luigi Berardi, insieme ai volontari dell’Anpi, accompagnano i visitatori in un emozionante tuffo nel passato. Tra letture, suoni e filmati, gli spettatori calano lentamente nell’atmosfera tesa della seconda guerra mondiale.

Rifugio sotterraneo.

Perché nascondersi tutti assieme in un sotterraneo? Sarebbe stato più logico sparpagliarsi. Ma tutti insieme, uniti, la paura si poteva gestire meglio. E così anche noi, oggi, siamo scesi giù nel buio del rifugio di Sant’Alberto.

visitatori nel rifugio della canonica.

Alcuni visitatori nel rifugio della canonica.

I bambini erano i primi a entrare e venivano ammassati contro le pareti e sotto gli architravi, i luoghi più sicuri. Poi i genitori, i nonni, si mettevano vicini e li coprivano, cercando di far scudo con i loro corpi.

Il racconto dettagliato di Luigi Berardi ci ha dato tutte le informazioni necessarie per apprendere cosa accadeva in quei momenti, tra 1944 e 1945, quando gli aerei alleati passavano sulla Linea Gotica sganciando le bombe, quando i tedeschi rispondevano con i colpi di cannoni e carri armati, quando gli inglesi replicavano con le granate.

Il diario di don Zalambani.

Molti anni dopo la fine della seconda guerra mondiale fu stampato un libro: Sant’Alberto nel turbine della guerra. Il diario di don Giovanni Zalambani, il parroco di Sant’Alberto durante il conflitto.
Da quelle pagine, non solo si apprende che il sotterraneo della canonica era un rifugio, ma anche di quante persone vi si nascondessero. Nei circa 115 metri quadrati di superficie arrivarono ad ammassarsi fino a mille persone. Fate voi i calcoli.

entrata del rifugio antiaereo

All’interno del rifugio.

Bombe nel buio.

Il racconto del curatore, insieme alla lettura di alcune pagine del diario del parroco avevano già fatto il loro effetto. Il suono ha fatto il resto. Poi si sono spente le luci, solo una piccola torcia permetteva di intravedere le ombre del rifugio. Poi sono partiti i motori degli aerei, le bombe dei cannoni e dei bombardieri. Le comunicazioni di Radio Londra, annunciate dai colpi di tamburo.
Tutto materiale prezioso, reperti sonori del War Museum di Londra. Tutto vero.

rifugio di guerra di Sant'AlbertoUna riflessione.

L’iniziativa dell’Anpi di Sant’Alberto è davvero efficace e c’è tempo per assistervi fino al 25 aprile. Vivere l’esperienza di un rifugio antiaereo è molto importante per noi, che non abbiamo (per fortuna) vissuto una guerra sulla nostra pelle. Importante per non dimenticare, dato che il tempo ci ha ormai portato via molti testimoni diretti di quelle tragedie. Importante per comprendere quello che hanno passato e vivono ancora oggi tante, troppe, persone del mondo.

Le visite si svolgono tutte le sere alle 20.30. Il 25 aprile si terrà un ulteriore evento alle ore 12.
Per ulteriori informazioni visitate la pagina Facebook dell’Anpi di Sant’Alberto.

Informazioni sull'autore

Matteo Pezzani

Matteo Pezzani

Scrittore, storico, blogger, giornalista, buffone di corte ecc..

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