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Antonietta Raphaël raccontata da sua figlia: Giulia Mafai a Longiano

le sorelle - Antonietta Raphael

Antonietta Raphaël (Kaunas 1895 – Roma 1975) è stata una donna fuori dal comune, un’artista “il cui disegno è stato un modo di esprimersi, un getto, la necessità di dire con il segno quello che pensava”.
Le sue opere sono in mostra fino al 25 aprile presso il Castello Malatestiano di Longiano (FC). La Fondazione Tito Balestra Onlus ha curato l’evento – che fa parte della rassegna “Le ali della libellula” – e lo scorso 22 aprile ha invitato Giulia Mafai, nota costumista italiana figlia della Raphaël e di Mario Mafai che sulla madre ha scritto il libro “La ragazza con il violino” edito da Skira.

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Giulia Mafai, “testimone storica”

Giulia Mafai raggiunge la sala conferenze gremita del castello di Longiano. Sorride fiera, quasi stupita di quante persone siano venute ad ascoltare le sue parole. Ama definirsi una “testimone storica” tutte le volte che comincia un discorso dicendo “Mi ricordo”.
Classe 1930, ha vissuto in una famiglia di artisti che le ha dato una conoscenza e una memoria che per lei è doveroso trasmettere. Figlia di Mario Mafai e di Antonietta Raphaël, racconta con semplicità la storia di sua madre, pittrice e scultrice che ha costruito la sua identità rifiutandosi di aderire a un modello predefinito di donna.

Giulia Mafai

Il racconto del racconto

“Mia madre era una strega perché non sapeva cucinare, fare i piatti, tenere la casa e faceva tutt’altro. Suonava, dipingeva, discuteva di filosofia e poesia e litigava su questi temi con mio padre. Era una madre non identitaria, impossibile da paragonare ad altre madri. Conosceva 7 lingue. Quando tornava a casa dai suoi viaggi per i primi giorni parlava una lingua mista.”
Antonietta Raphaël è una protagonista attiva della rinascita del ruolo della donna ai primi del Novecento, ha dovuto conquistare tutto: il no al matrimonio, l’autonomia, la professione. Non vuole una vita banale, si allena per tutta la giovinezza come pianista rendendosi conto poi di non poter mai essere una concertista. Quando ha un pubblico davanti si blocca e non riusce più a suonare. Si rende conto che non tutti gli amori si possono realizzare. Il suo amore per la musica è uno di questi. E sulla soglia dei 30 anni si reinventa e parte alla scoperta della vera “sé”.

opera di Antonietta Raphael

Il grande viaggio

“Appena fu libera realizzò il suo sogno: il grande viaggio. Il viaggio ancora inteso come conoscenza del mondo. All’epoca c’era un blocco immaginativo, arginato solo dalla letteratura. Si partiva per conoscere il mondo e per andare alla ricerca di sé stessi.”
Antonietta Raphaël, ebrea lituana emigrata in Inghilterra da bambina, ottiene il passaporto inglese – prezioso come fosse una medaglia al valore perché “sei un individuo se hai un documento” – e parte per il continente. Parigi, Nizza, infine Roma, dove si innamora di quel “Gatto del Pantheon” che era Mario Mafai, incontrato tra i banchi dell’Accademia di Belle Arti.

Libera dal dovere, libera nell’arte

“Antonietta non sapeva più chi fosse perché aveva perso la musica. Era libera dal “pilastro della sua vita”, il dovere. Si era ritrovata senza dovere, libera dalle catene. E in Italia trova la fidelizzazione del suo desiderio di arte nell’Accademia e trova la realizzazione del sé femminile in Mafai.”
Sulla soglia dei 30 anni diventa pittrice e scultrice. Trova la sua strada, si reinventa, rinasce. Si vede nelle sue opere che sembrano trasmettere la vita. Le figure, quasi sempre figure umane, sembrano voler uscire dalla tela. La Raphaël non subisce l’influenza dell’astrattismo. “È una classica, crede fermamente nell’uomo”.

La morale, l’arte e la capacità di reinventarsi ancora una volta

“La Raphaël è stata una grandissima artista e lavoratrice. Fu una brava persona dal punto di vista della morale. L’epoca la costrinse a grandi scelte. Nel ’38 si rifiutò di farsi battezzare perché per lei l’artista aveva il compito di rappresentare una morale e di difenderla.”
Antonietta, come artista ebrea, può esporre le sue opere solo a guerra finita e risponde al suo diritto/dovere portando alla Biennale di Venezia quella che ritiene la sua opera maggiore, “Le tre sorelle”, una composizione di 3 statue che rappresentano le sue 3 figlie sedute in una conversazione. Accortasi che la sua opera era ormai fuori dal tempo – le sue figlie sono ormai cresciute e le correnti artistiche procedono verso altre strade – separa le 3 statue e le ricolloca dando loro vita nuova.

Il valore dell’artista

“Antonietta Raphaël è stata fortunata; fino all’ultimo si è entusiasmata davanti al suo lavoro. E fino all’ultimo ha sentito la necessità di realizzare qualcosa, senza mai copiare se stessa. Il suo disegno è un modo di esprimersi, è un getto, un rubinetto. È la necessità di dire con il segno quello che si pensa.”

Antonietta Raphael - opera

Giulia Mafai termina il suo racconto, raccoglie emozionata un applauso meritatissimo. È una “testimone storica” di immenso valore.

Qui il link al libro “La ragazza con il violino” di Giulia Mafai
Qui il link alle pagine facebook della Fondazione Tito Balestra Onlus e de Le ali della libellula

Informazioni sull'autore

Adriana Giombarresi

Adriana Giombarresi

Lettrice vorace di libri (soprattutto di quelli di Camilleri), amo disegnare, sia con matite e colori, sia con il prezioso aiuto di Illustrator e famiglia.

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