Cinema

Lui è tornato, basta che non tocchi il cagnolino

Lui è tornato, scena del cagnolino

Premessa

Questa è una recensione al film “Lui è tornato”, potreste non essere d’accordo con quello che scrivo, ma ci metto la faccia, quindi scrivo quello che penso. E per questa volta adopero palesemente il pronome personale “io”.

Lui è tornato: ecco la trama.

Immaginate una situazione assurda, tipo che Hitler viene trasportato da un buco spazio temporale e catapultato direttamente ai giorni nostri, nel 2014, in Germania. Che abbia mantenuto intatte tutte le sue facoltà mentali e che sia ancora fermamente convinto delle sue idee.
Adesso immaginate che si renda conto di essere in avanti nel tempo di circa 70 anni e che inizi a documentarsi, a fare uno studio sociologico sulla nuova Germania che lo circonda e capisca che c’è tanto tanto materiale su cui poter lavorare. Sì, perché tante delle sue idee covano ancora nascoste nella mente di qualcuno e aspettano solo di essere risvegliate. Ecco, questa è la trama di Er ist wieder da (Lui è tornato), un film che spiazza e fa pure ridere e, paradossalmente, fa riflettere sul potere che una risata costruita, pilotata, cucita accuratamente nella testa delle persone può lentamente scalfire il loro senso della giustizia.

Il coraggio dell’Acit

“Lui è tornato” è un film del 2015 diretto da David Wnendt che ha fatto grande successo in Germania e che in Italia a detta di Mymovies ha incassato solo 204.000 euro. Da qualche mese è disponibile su Netflix, ma non è lì che l’ho visto. Cosa c’entra con Ravenna? Apparentemente nulla, se non fosse che l’Acit, l’associazione culturale italo tedesca, ha deciso di proiettarlo durante le sue serate dedicate al cinema in lingua tedesca che si tengono al Planetario. Studenti e tedeschi residenti in Italia possono così rispettivamente familiarizzare con il nuovo idioma e godersi un film nella propria lingua madre. L’Acit non è nuova nella scelta di film delicati, che invitano alla riflessione, che spiattellano in faccia la verità anche più scomoda. E questo sottolinea come la Germania, anche a 70 anni di distanza, continui a interrogarsi sulla ragioni che hanno portato al nascere di una dittatura come quella nazista e a indagare e scandagliare il terreno attuale per scoprire se restano ancora latenti i semi di quello che è stato. A tal proposito, invito i lettori che stanno pensando che solo un improbabile ritorno di Hitler riuscirebbe a far nascere una nuova dittatura nella civilissima Europa a guardare “L’onda” di Dennis Gansel. Ma torniamo a Er ist wieder da…

Hilter il comico

Nella Berlino del 2014 nessuno si rende conto che quello che hanno davanti sia il vero Hitler. Pensano tutti che sia un attore, un po’ matto, in cerca di visibilità. Un giornalista squattrinato decide di puntare su di lui e di farne un caso televisivo. Il giornalista e i dirigenti di una rete tv pensano di poter pilotare quello strano attore nostalgico. E lui glielo fa credere, riuscendo a infilarsi negli show più famosi, conscio del fatto che la tv moderna è piena di spazzatura, somministrata in dosi eccessive sotto forma di talk show, programmi di cucina e reality. Hitler nega sempre di essere un attore, si presenta con il proprio nome e cognome, con estrema convinzione. Sono gli altri a pensare che lui stia scherzando. E così finisce per fare, anzi per fingere di fare, il comico. E il pubblico ride, sugli ebrei, sugli zingari, sulle SS. Ciò che permette di ridere, a mio parere, è la distanza, la barriera di protezione offerta dal tempo, il famoso effetto display. Guardare una scena violenta nella consapevolezza di starsene seduti al sicuro rende la violenza e il dolore meno spaventosi. E questo perché tanto non sta succedendo a te. Avete mai guardato Paperissima? Si ride, no? Beh, tutte le volte che vedo un bambino rischiare di farsi male mentre i genitori lo filmano io non rido, io mi arrabbio.

Nessuno tocchi il cagnolino.

Solo una cosa riesce a svegliare il pubblico di Hitler dal torpore in cui è caduto: un video in cui lo si vede sparare a sangue freddo a un cagnolino. Sgomento, disgusto, paura vengono finalmente fuori e il successo del comico Hitler subisce una battuta d’arresto. E qui parte la mia riflessione su quanto ormai siamo abituati alla violenza sugli essere umani che non ci scandalizza più. Quante volte sono comparse sulle nostre home di facebook foto di uomini, donne e bambini straziati dalla guerra e con indifferenza abbiamo preferito il video divertente di un cagnolino?
Ma invece Hitler il cagnolino lo ha ammazzato ed ecco che qualcuno finalmente si sveglia.

Il potere dei social

“Lui è tornato” è l’ennesima dimostrazione del grandissimo potere che hanno i social e il web. L’Hitler del film finisce su tutti i canali multimediali: tv, youtube, social, profili personali. La gente comune tra una risata e l’altra si fa persino i selfie con lui. Non c’è bisogno che sia io a dirvi che semplicemente attraverso facebook si possono trovare gruppi di persone reali che simpatizzano con il nazismo, col fascismo, con l’isis, ecc… E per quanto i profili e le pagine più accanite e più intolleranti vengano segnalati, bastano pochi click per creare tutto da capo.

Lui è tornato - Hitler scopre il web

I selfie con Hitler

La cosa forse più sconvolgente è che Lui è tornato, in buona parte, è un documentario.
Oliver Masucci, l’attore che interpreta Hitler, è andato veramente in giro per le strade e le piazze di Berlino. E la gente che ha incontrato, che ha voluto farsi una foto assieme a lui sorridendo è gente vera, gente comune che si trovava lì per caso durante le riprese. C’è stato anche chi si è indignato, certo. Ma la maggioranza delle persone ha sorriso. Sono tutti neonazisti? Non penso. Ma di sicuro sono persone che hanno perso la buona abitudine di indignarsi e di protestare (social esclusi naturalmente).

 

Se “Lui è tornato” vi ha incuriosito e siete interessati agli altri film proposti dall’Acit di Ravenna cliccate qui.

Informazioni sull'autore

Adriana Giombarresi

Adriana Giombarresi

Lettrice vorace di libri (soprattutto di quelli di Camilleri), amo disegnare, sia con matite e colori, sia con il prezioso aiuto di Illustrator e famiglia.

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