Teatro

“Giocando con Orlando”, il rimare furioso di Accorsi e Baliani

Orlando

Giocando con Orlando è l’ultima fatica di Marco Baliani e Stefano Accorsi, andato in scena al Teatro Alighieri dal 9 al 12 marzo. Questo è stato secondo me: una fatica. Bella, affascinante, catartica. Ma comunque una faticaccia.

Lo spettacolo è liberamente tratto dall’Orlando Furioso di Ludovico Ariosto ed è stato adattato e diretto dallo stesso Baliani. Il progetto nasce, spiega nella breve introduzione, su iniziativa di Stefano Accorsi che lo contatta dopo un ciclo di letture del poema fatto a Parigi. Baliani, dopo un’iniziale titubanza, accetterà la proposta perché la nostra lingua «è un tesoro», al pari del petrolio: «non muoverà le macchine, ma certamente muove i cuori».

Orlando

Foto da Ravenna Teatro (Facebook)

La scenografia sarebbe molto semplice, sarebbe anche incolore. Lo “sarebbe”, ma non lo è: ad impreziosirla ci sono delle sculture di Mimmo Paladino, dei grandi cavalli colorati, alcuni rampanti, altri più posati. Sembrano proprio i cavalli di una giostra, «pronti a muoversi in tondo, come sognanti cavalli di imprese eroiche ancora da compiersi». Su questo è consigliabile una piccola digressione per chi ha familiarità con la città di Ravenna: voi pensate di non sapere chi è Mimmo Paladino, ma avete presente la scultura equina di fronte al MAR? O l’Albero della Vita pavimentale del Parco della Pace? Ecco, li ha fatti lui, Mimmo.

Entrambi gli interpreti concordano sul fatto che questo progetto sia incentrato sul gioco teatrale. Un gioco che diventa fisico, poi fonetico, che mescola queste caratteristiche sceniche e produce una sorta di giullarata a due. Giocando con Orlando è un racconto per rime di alcune vicende cantate nel poema originale, in cui Accorsi e Baliani si fanno narratori, paladini, mostri, fanciulle. Commentano, si infervorano, cavalcano, corrono, impazziscono (naturalmente). Il gioco può diventare comico e drammatico, retto dalla complicità dei due che a tratti, ammette Baliani, lo rendono quasi infantile.

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Foto di Alessandro Moggi (da Ravenna Teatro Facebook)

D’altro canto, né Baliani né Accorsi erano nuovi all’Ariosto, ma c’è così tanta abbondanza nel suo poema che gli spunti sorgono senza ostacoli. Il tema centrale, in questo caso, vuole essere l’amore. «Parola ambigua», secondo Accorsi, «che racchiude tante cose». Difatti l’amore diventa tutto, fuorché tranquillità: è gelosia, disperazione, sospetto, rabbia, furia, follia, inganno, sesso e a volte diventa persino odio.
Lo spettacolo dura un’ora e mezza ed è una battaglia di rime e movimento, di rivisitazioni del testo e di improvvisazioni.
Uno sguardo diverso su un’opera che tutti hanno fatto a scuola, ma pochi hanno approfondito oltre «Le donne, i cavallier, l’arme, gli amori, / le cortesie, l’audaci imprese io canto…».
Ed è un peccato, perché quello, letteralmente, è solo l’inizio.

 

Per informazioni sui prossimi spettacoli della Stagione di Prosa a Ravenna: http://www.teatroalighieri.org/

Informazioni sull'autore

Silvia Rossetti

Silvia Rossetti

Italianista e multitasker. Scrittrice quando c'è tempo, teatrante per divertimento. Forza Tassorosso.

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