Musica Teatro

Il Faust che non ti aspetti: una collaborazione tra Europa e Cina

La stagione di prosa di Ravenna ha ospitato al Teatro Alighieri la China National Peking Opera Company. Lo spettacolo, un Faust rivisitato in chiave orientale, si è tenuto da giovedì 17 a domenica 20 novembre. In scena c’erano artisti cinesi, musicisti cinesi e musicisti italiani, per la regia di Anna Peschke, una drammaturga tedesca.
Chiunque sapesse di dover assistere ad uno spettacolo teatrale in lingua cinese potrebbe avere qualche comprensibile momento di scetticismo. Ma non noi, noi siamo giovani (più o meno) e aperti (giusto su questo).

Faust

Mefistofele (Xu Menghke) e Faust (Liu Dake) – Foto di Ravenna Teatro (Facebook)

Faust nasce dalla volontà di avviare una ricerca sul linguaggio artistico del Jīngjù. Quest’ultimo è uno stile ipnotico, un’arte performativa che unisce recitazione, danza, canto e arti marziali. L’impatto, difficile negarlo, può essere intenso. La lingua è estremamente distante dalla nostra (uno speciale ringraziamento a chi gestiva i sottotitoli), tuttavia le battute non erano molte. Spesso a parlare erano le gambe, le braccia e i volti di questi attori, immersi in un’espressività estremamente fisica. Il ritmo era scandito dalla musica, in cui si combinavano strumenti tradizionali cinesi e strumenti “convenzionali”.

Uno spettacolo diverso quindi, diverso per noi in quanto impostato sul Jīngjù, ma diverso anche per gli attori e i musicisti cinesi: con Faust, difatti, si intende l’opera di Goethe, di conseguenza un lavoro puramente europeo.
Per quanto a noi sconosciuta, la CNPOC (le sigle fanno risparmiare tempo, ndr) è una realtà molto importante in patria, tutelata dal Ministero della Cultura cinese.

Voglio però allontanarmi dalle nozioni “giornalistiche”. Mi assumo il rischio di banalizzare semplicemente raccontando le impressioni che, da appassionata pur sempre profana, mi ha suscitato vedere questa rappresentazione.

Faust

Margherita (Zhang Jiachun) e Faust (Liu Dake) – Foto di Ravenna Teatro (Facebook)

Ero personalmente scettica, lo ammetto e lo ribadisco. Temevo di non capire, di annoiarmi, di trovarmi di fronte ad una supercazzola cinese di quattro ore con intervallo di quindici minuti. Ciononostante ero genuinamente curiosa, essendomi informata molto poco su ciò che avrei visto (di conseguenza i timori di cui sopra). Arrivata a teatro sono andata a controllare quanto durasse la messa in scena: un’ora e mezza senza intervalli. Chiunque sia abituato ad andare a teatro sa che novanta minuti di spettacolo sono ninnoli, passano in fretta. Mi sono sentita sollevata.

Sul palco, la piccola orchestra (quattro strumentisti cinesi e tre italiani) era disposta sulla destra. Si può dire, senza esagerare, che gli strumenti e la musica recitassero insieme agli attori. I gesti e le battute erano letteralmente scandite dal ritmo delle percussioni, le parole ammorbidite dagli archi e dalle corde.

Quando è cominciata la prima scena, mi è servito qualche momento per abituarmi alla cantilena cinese. Per abituarmi ai costumi sgargianti e alle facce truccate. L’impatto, come già detto, può lasciare dei dubbi legittimi per questioni, se vogliamo, di background culturale: lo Jīngjù è uno stile che (mi viene da supporre) la maggior parte degli spettatori in teatro non conosceva affatto.

L’abitudine però arriva. Quella che sopraggiunge è una sorta di immersione nella voce e nella musica cinese, che offre comunque un punto di contatto nella trama del Faust, opera “nostrana” che tutti più o meno conosciamo. I gesti, la tragedia, anche la comicità sono diverse dalle nostre, ma non per questo meno convincenti. L’elasticità (ho visto un attore piuttosto panciuto portarsi il piede di fianco alla faccia) e la grazia di questi performer hanno provocato una sorta di ipnosi che mi ha portato al novantesimo minuto affascinata e soddisfatta di aver conosciuto qualcosa di estremamente nuovo.

Per informazioni sui prossimi spettacoli della Stagione di Prosa a Ravenna: http://www.teatroalighieri.org/

Informazioni sull'autore

Silvia Rossetti

Silvia Rossetti

Italianista e multitasker. Scrittrice quando c'è tempo, teatrante per divertimento. Forza Tassorosso.

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